Critico d'arte – Curatore esterno museo MACA – Acri (Cs)

0115 – Domenico CASTALDI – Portogruaro

domenicocastaldi_guerrieroMETAMORFOSI (TRA SACRO E PROFANO)
Opere di Domenico Castaldi

10 gennaio – 25 gennaio 2015
inaugurazione: sabato 10 gennaio, ore 18.00.

presenta il critico
Mario Giannatiempo

Galleria Comunale d’Arte Contemporanea “Al MOLINI”
Via Roma, Portogruaro (Ve)

Catalogo in Galleria
castaldi.domenico@email.it
www.domenicocastaldi.it

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La creatività di Domenico Castaldi

domenicocastaldi_volto_terracottaLa creatività di Domenico (Mimmo) Castaldi si muove tra surrealismo ed espressionismo, tra pop-art e arte concettuale. Chi ha potuto seguire quest’artista durante la sua lunga attività non può non aver notato la ric­chezza di una ricerca che ha attraversato diverse forme stilistiche dalla pittura alla scultura, dalla ceramica al design, conservando sempre un forte segno espressivo, un percorso culturale, dunque, che stupisce per la scelta dei contenuti, per l’energia comunicativa, per le tecni­che messe in campo, per la novità del codice di volta in volta utilizzato.

Una scrittura così diversificata potrebbe apparire come una creatività perennemente insoddisfatta, perché con­siderando superati ed inadeguati i risultati appena con­seguiti cambia ripetutamente contenuti e forma.

Ma la componente ispirativa di ogni artista deve fare i conti con le diverse culture che hanno formato l’humus, il sostrato sul quale poi gli anni e le diverse esperienze hanno depositato le loro memorie. Più ricco, composito e diversificato è questo terreno di appartenenza, più spinte si determinano, nel tempo.

domenicocastaldi_ilmattoeilcanegiocanoconlaluna_terracottainvetriataCastaldi porta nel suo DNA una napoletanità che sul piano dei sentimenti spazia dal comico al tragico, dal grottesco all’ironico, e sul piano espressivo si carica della gestualità teatrale delle maschere del teatro antico (fabula atellana), poi barocco (pulcinella della comme­dia dell’arte barocca) poi moderno (la commedia di Eduardo De Filippo). Su di una natura mediterranea, doverosamente estroversa per condizione ambientale, si distende un velo di tristezza fatalistica, ereditata da secoli di povertà, inganni, malgoverno, appena com­pensata da uno slancio religioso che rimane l’unica di­fesa ma non sempre efficace contro la sfortuna ed il destino della storia, dei fatti concreti della vita. Se a que­sto mondo che Castaldi eredita dalla vita e dal passato della sua terra aggiungiamo gli studi giovanili, quelli accademici e poi l’esperienza lavorativa in un nord-est ricco di fermenti economici ma povero di comunica­zione, allora non può stupire una creatività così vivace, vigorosa, quasi impulsiva o compulsiva, che però non smette di essere pensosa, riflessiva, filosofica quasi, de­positaria di quella saggezza popolare che ha imparato dal tempo a dare ad ogni cosa il suo giusto peso, che ac­cetta di lasciarsi andare ma con la consapevolezza della transitorietà di quanto si vive, della doppia lettura che accompagna ogni gesto umano. Mi sembra di poter dire che l’anima del burattinaio si nasconde dietro il Castaldi scultore di questo catalogo che raccoglie opere dal 1982 al 2014, ne attraversa tutte le opere che diventano come le maschere, i burattini, di un teatrino immaginario c non ha più bisogno di un palcoscenico perché usa scena dell’arte come un suo naturale ed efficacissimo spazio simbolico. Questo sembrano dire i guerrieri, maschere, gli exvoto, le ceramiche invetriate degli ultimi anni: la vita è uno scambio di ruoli, una recitazione continua in cui ci sono i primi attori e le comparse E burattinaio / l’artista non ha bisogno di inventare nulla perché la vita si rivela più ricca di qualsiasi fantasia. Tutto scorre (Panta rei) diceva Eraclito e Domenico ha scelto di sottolineare questo con la frase ” non c’è nulla di costante, tranne il cambiamento” posta all’inizio suo catalogo, quasi ad affermare che è la vita stessa un cambiamento, quello sul quale meno ci soffermiamoci.

domenicocastaldi_locandina_01Ed è simbolicamente la vita, quella vera, che Castaldi ferma nelle sue sculture,così prendono corpo i sogni vanitosi ed arroganti (I guerrieri), la cui fragilità è ben sottolineata dall’umile inconsistenza dei materiali su cui poggiano; le debolezze umane (Le maschere) che fissano in smorfie di riso o dolore un piegarsi ad un destino superiore ad ogni ribellione; la paura e l’ignoranza (gli ex-voto) che da sempre accompagnano il cammino dell’uomo riunendo in sé  forme religiose e superstiziose, devozione e riti scaramantici; le pulsioni affettive delle statuine di terracotta e di ceramica che sembrano voler rappresentare una sorta di presepe moderno cui la famiglia, sacra o meno, quanto più è presente tanto più rivela la sua crisi; infine le disumanizzazioni delle ceramiche invetriate, che con un costante affiancamento tra figure umane ed animali, ci parlano di contaminazioni, trasmutazioni ormai inarrestabili, per le quali “homo, homini lupus” di Plauto, sembra ormai confermato e sconfessato nello stesso tempo, a tutto vantaggio di un mondo animale che proprio non vorrebbe essere identificato con il mondo feroce dell’uomo.

Dunque un percorso interessante quello raccolto in questo catalogo dove nella diversità di alcuni stili si coglie l’influenza del surrealismo, della popart, ma senza che questi elementi diventino prevaricanti o dominanti, perché protagonista assoluta è l’anima di Domenico Castaldi che usa liberamente forme e colori per esprimere sentimenti e pensieri.

Mario Giannatiempo