Maschera da Commedia | Boris Brollo
Critico d'arte – Curatore esterno museo MACA – Acri (Cs)

Maschera da Commedia

MASCHERA & MASCHERE
Dal 20 Gennaio al 29 Febbraio
Galleria Comunale di Arte Contemporanea “Ai Molini”
Museo della Città (Torre S. Agnese)
Sala delle Colonne del Palazzo Municipale.

Enrico BajDomenico CastaldiRenato Varese

La commedia dell’arte affonda le sue radici nella tradizione dei giullari e dei saltimbanchi medievali che in occasione di ricorrenze festive con il loro “ridicoloso” modo di parlare, muoversi e vestirsi si facevano beffe dell’umano. Altresì, la Divina Commedia di Dante, o la Commedia Umana di Honoré de Balzac descrivono una loro visione del mondo dove le maschere si incrociano con i personaggi diventando esistenze, ma é in La Commedia Umana di William Saroyan (1943) che troviamo una gustosa e poetica descrizione per una possibile maschera (quella sul naso degli Ittiti che per questo si imposero agli altri popoli) che ha riscontro “sociologico” in Pulcinella, Pantalone, Dottor della Peste, etcc. tipici della Commedia dell’Arte.


Enrico BAJ

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Enrico Baj

Studiò al liceo classico, quindi iniziò gli studi di Medicina, per abbandonarli dopo la seconda guerra mondiale a favore- della Facoltà di Giurisprudenza (che completò diventando avvocato) e dell’Accademia di Belle Arti di Brera, che frequentò parallelamente. Baj ha sempre avuto rapporti con poeti e letterati italiani e stranieri (André Breton, Marcel Duchamp, Raymond Queneau, Edoardo Sanguineti, Umberto Eco ed altri ancora) ed ha collaborato con le proprie illustrazioni alle edizioni di testi classici e moderni. Enrico Baj dedica una sua opera al “Ritratto di Carlo Ernesto Accetti” nel 1924.

Nel 1951 tiene la prima personale alla Galleria San Fedele di Milano dove espone opere informali; nello stesso anno fonda insieme a Sergio Dangelo il Movimento della Pittura Nucleare. Nel 1953 insieme ad Asger Jom fonda il Movimento internazionale per una Bauhaus immaginista, in polemica con la Scuola di Ulm di Max Bill; nel 1954 i due artisti danno Vita agli Incontri internazionali della ceramica ad Albissola Marina presso le Ceramiche Mazzotti ai quali partecipano Lucio Fontana, Emilio Scanavino, Karel Appel, Guillaume Corneille, Sebastian Matta, Aligi Sassu, Edouard Jaguer e altri.

Baj ha utilizzato tecniche diverse, dal dripping al collage, talvolta contemporaneamente insieme a intarsio e impiallacciatura, come nelle Modificazioni (1959-1960). Nelle Cravatte del 1967-1968 utilizza materiali plastici. L’Apocalisse del 1978 è un puzzle tridimensionale che lo porta nuovamente ad avvicinarsi al teatro dopo le esperienze degli anni Sessanta. Il Surrealismo ed il Dadaismo marcarono profondamente la sua opera, i collage fatti di materiali diversi (medaglie, bottoni, passamanerie, mescolati alla pittura) sono vicini da una Marte all’opera di Kurt Schwitters e Francis Picabia, dall’altra risentono dello spirito di Alfred Jarry con il suo Ubu Roi.

La principessa Augusta

La princesse Augusta de Saxe – Cobourg
Collage su tavola
cm 146×114, 1974


Domenico CASTALDIDomenico CASTALDI

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Diplomato al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Napoli – (corso di Decorazione) Insegna Arte ed Immagine.
Attualmente vive e lavora a Portogruaro (Ve) in Via della Resistenza, 11
Hanno scritto di lui: Del Sal, A. Alessandrini, P. Rizzi, E Capasso, U. Perniola, D. Collovini, nevi, M. Cusino, A. Bertani, L. Novello, B. Brollo, A. Spinardi, E. Di Grazia, M. Dal Pos, S. Zannier, C. Tavella. M. Venturoli. E. Di Mauro. S. Carnelos, C. Masi. F. Strumendo. M. Marangoni. P. Venti. E. Santese. M. Giannatiempo.

www.domenicocastaldi.it
email: castaldidomenico54@libero.it

Alessio

Alessio
Terracotta dipinta
cm 51x36x32
Anno 2016

Giovan inespertoGiovane inesperto
Terracotta invetriata
cm 43x39x28
Anno 2016


Renato VARESE

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vareseRenato Varese è nato a Conegliano (Treviso) nel 1926 dove vive e lavora. La sua figura si inserisce nell’ambito di una figurazione espressionista che tratta della Condizione Umana come nella migliore tradizione figurativa vicina alla scuola romana di Pro e Contro del pittore Ugo Attardi (1926) e coeva alla figurazione del pittore serbo Vladimir Velikovic (1935). L’Intera sua opera è punteggiata da immagini di corpi bistrattati, anoressici, di paesaggi abbandonati e animali aggressivi, bloccati dalla morte che è onnipresente. La sua tavolozza restrittiva è composta da nero, grigio, bianco e rosso-sangue, e sottolinea ulteriormente questo caos. Scrive di lui Vittorio Sgarbi: “Per meglio accedere alla meditazione figurale tesa e drammatica di questo artista, e prima di varcare la soglia espressiva del suo modo di fare omaggio allo stile gotico, desidero parlare della cromia che insiste e incide sulla tela con una vibrazione tagliente e metaforica. Il colore non ha un andamento sinfonico, bensì un sapore intimistico e una significazione malinconica che filtra dai passaggi tonali di forte emotività.
La stesura, ampia e piuttosto sofisticata, opera di contrappunto tra tono e tono, consentendo all’occhio di apprezzare i momenti di ombra e di luce, che si giustificano esteticamente nell’interiorità dell’invenzione narrativa. Ogni suo lavoro include una narrazione a tema, per altro programmaticamente annunciata e ribadita nella titolazione, immergendola in atmosfere preziosamente cromatiche.

Prevalgono i toni grigi o madreperlacei, spiccano accenni di rossi o di gialli ocra che sconfinano a volte nel dorato, i viola si distendono in stesure smaltate, gli accostamenti sono del tutto antiaccademici. Se le radici di Varese sono venete per quanto concerne gli effetti di luce, è pittore cosmopolita per cultura, avendo assimilato la lezione europea dei primi decenni del Novecento.”

varese_02


Ars deluditur arte 2

Olio su tela, cm 170×300
Anno 1992

varese_01Ars deluditur arte 1
Olio su tela,
cm 170×300
Anno 1992