Critico d'arte – Curatore esterno museo MACA – Acri (Cs)
  • Claudio Polles

Lug 16 – Nulla Nasce dal Nulla – Silvano Tessarollo

Non sono il burattino del Cielo

Non sono il burattino del Cielo- Silvano Tessarollo

Il titolo “Nulla Nasce dal Nulla” della mostra di Silvano Tessarollo alla Galleria di Michela Rizzo in Venezia è un po’ stretto se calzato come fa Andrea Lerda legandolo al De Rerum Natura di Lucrezio. E’ un po’ come mettere ad un dente la camicia nuova lasciandone sotto le originarie radici. Certo la Laicità, certo la fisicità epicurea, certo la divisione fra spirito e materia. Tutto questo però in un mondo pagano e panteista che solo dopo l’avvenuta di Cristo vedrà la gnosi orientale creare dal nulla e dall’abbandono di Dio il pensiero di un vuoto riempito dal pensiero della perdita dell’abbandono. Prima c’era sì il Creatore/artista, ma poi c’è l’uomo esistenziale conscio del suo fallire e quindi dell’anima, o della spiritualità perduta. Ed è qui che vorrei inserire la presenza di Silvano Tessarolo che si fa opera nel suo “Non sono il burattino del cielo” che è una maschera legata ad un ciuffo di foglie di pannocchia su di una canna “cargana” ( vernacolo) per distinguerla dalla canna di bambù. Questo totem, in puro stile Navajo ( che significa : Campo coltivato in un piccolo corso d’acqua) ne dà l’idea sciamanica che a mio modesto parere investe tutta l’opera di Tessarollo. Evvero sì che nel suo cammino costui è passato dalle Bambole di cera ai luttuosi presagi di fragilità di porzioni di Natura, ma sotterraneo corre il fiume sciamanico di verifica della natura in cui egli vive. E in cui egli insiste nel guardarla da vicino senza intenti medianici se non quello di indicarcela, nei suoi terreni screpolati o nelle sue funzioni di mutamento creati nelle pozze, pozzanghere (Pocia) al fine di verificarne l’attendibilità del divenire, o della insensatezza di Terra matrigna. Egli guarda a questo mondo terreno cercandone l’inferno al fine di renderne la spiritualità della materia che viene trasmutata per mezzo di un’alchimia di semplice accostamento fra elementi naturali, acqua, terra, semi di erbe o arbusti lasciati crescere per scoprirne gli effetti naturali o disturbanti.

In fondo la terra produce sia gramigna che fiori, e come tante piante la gramigna tiene più stretta la terra che non le belle piante floreali. Ed egli conscio com’è che non può sostituirsi al Creatore acquisisce una maschera da “burattinaio” per agire impunemente sotto il cielo cercando con la terra di esorcizzare l’altro detto maledetto: “Sei polvere e ritornerai nella polvere”. Quale alchimista/sciamano Tessarollo cerca di mutare la terra in vita, soffiandola, scavandola, re-impastandola con altro, nel tentativo di darle vita come nella leggenda del Golem. E qui come vediamo abbiamo superato Lucrezio per trovare ciò di cui egli stesso subiva il fascino della mancanza, e cioè l’anima: la vita. Così il Golem, così il Frankenstein, così l’assurdo di questa meravigliosa terra con i suoi frutti descritta e catalogata nel padiglione olandese della Biennale d’Arte del 2015 da Herman De Vries con una zampata, presente il suo Burned III , inserisce e rafforza la mostra di Silvano Tessarollo con dei tronchi bruciati, semi carbonizzati, che ricordano un tempo in cui nel loro ardore c’era scritto: “Io sono colui che è”, ora spenti e neri giacciono a terra. E lo sciamano Tessarollo canta girando intorno a Noi accecandoci col fumo del suo funambolismo intessuto ad arte.

 Boris Brollo