Critico d'arte – Curatore esterno museo MACA – Acri (Cs)

Cari Amici Artisti- Polemica 2015

150212_borisbrolloCari Amici
vi rimetto in allegato in italiano e inglese (grazie alla traduzione dell’amico Gigi Sera) la diatriba fra me, in qualità di presidente aiap, e il Coordinatore europeo dell’Iaa/Aiap di cui facciamo parte, come Associazione, in campo internazionale.

Sostanzialmente l’obiezione di fondo è : “non potete chiamarvi Comitato Nazionale se fate solo un’attività locale e quindi non basta essere iscritti e pagare la quota annuale”. Obiezione che in linea di massima potrei condividere dato che non facciamo convegni sull’Arte e il Pubblico o sull’Arte Oggi. (Cosa da noi, fra l’altro, affrontata qualche anno fa con direttori di riviste d’arte internazionali (G.Politi di Flash Art, R. Vidali di Juliet Art Magazine, Fabio Cavallucci  Direttore del Centro per l’Arte Contemporanea di Varsavia Castello Ujazdowski,  e il Dirigente della Cultura del Veneto dottor A. Tabaro, etc). Ma che riguarda un ambito generico dell’arte qui in Italia trattato da tutte le regioni che vogliono fare convegnistica e da ogni piccolo Museo di Paese per darsi rilevanza. Ciò che ha guidato invece la nostra attività in questi anni è stato, per l’appunto, far emergere i minori: gli Artisti!. Siamo o non siamo un’associazione che riguarda gli ARTISTI PROFESSIONISTI, e questi come si muovono al di fuori dei loro Sindacati politicizzati come CGIL e CISL ????

All’estero non ci si rende conto che in Italia gli artisti sono quasi tutti insegnanti di scuole medie e/o superiori pertanto tutta gente iscritta ad un sindacato e non proprietaria di partita Iva! Ora è proprio questa gente che è fuori da queste strutture e che fa precariamente l’artista che va protetta. Pertanto il dire che “organizzare mostre locali” non fa di noi un comitato nazionale è da ignoranti, cioè di chi non conosce la situazione italiana e parla perché deve darsi un ruolo.

Perché  è proprio qui che sta la nostra forza: nell’organizzare la parte bassa della piramide artistica con tutti gli egoismi da vincere di ogni singolo artista. E’ di questi giorni ( apparso su Il Giornale dell’Arte)  il giudizio di un critico americano: Jerry Saltz ( 1951), in cui sostiene che il 90% dell’arte è pessima, il 9% è buona e l’ 1% è favolosa e forse resterà. Giudizio che condivido in quanto veritiero. Ed è questa arte del 90% che circola all’interno dell’IAA/AIAP nazionale ed internazionale. E far capire questo ai nostri iscritti, ai nostri artisti è faticoso . E’ una lotta contro i mulini a vento. Ed è per questo che abbiamo scelto di costruire Mostre strutturate sugli scambi al fine ci scambiare esperienze e non sui convegni dove ci si misura a parole mentre siamo operatori visivi e plastici!!!!

Abbiamo ancora artisti che dipingono come impressionisti, o scultori alla Rodin. Mentre il mondo fuori è dei Damien Hirst, delle Kiky Smith, dei Ai Weiwei, o dell’indiano Subodh Gupta. E di questi nessuno è iscritto all’IAA/AIAP. O no?!

Ecco di questo si tratta. So che oramai il nostro è forse un vecchio modo di operare rispetto alla frenesia del parlare internettiano, ma credo sia ancora la strada maestra. Dare alle mostre rilievo e aprire scambi con paesi emergenti con cui abbiamo contatti come l’Albania e la Corea del Nord. Credo che per Noi italiani sia questa la possibilità di esistere. Il problema oramai è come quello del “piccolo credito” mutuato dalla grande finanza che non sta nel parlare, ma nel dimostrare. L’esempio è ancora l’arma vincente per un artista visivo.

Vostro, Boris Brollo

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1 Anders Lidén, IAA coordinatore per l’Europa

Caro Sig. Brollo
Grazie per avermi inviato la tua documentazione.
Ho studiato il materiale e anche IAA archivi risalgono al 2005 e oltre. Infatti, ero a conoscenza dell’esistenza di un comitato nazionale che rappresenta l’Italia all’interno dell’IAA/AIAP. Essendo un comitato nazionale è un obbligo a due vie. Avendo il supporto di IAA e la connessione all’UNESCO per sostenere il vostro lavoro a livello nazionale, si suppone di lavorare attivamente per gli obiettivi e le finalità della IAA. Un comitato nazionale dovrebbe lavorare per il beneficio economico e sociale degli artisti e di essere come rappresentanza possibile per gli artisti del paese reale. Organizzando mostre locali e pagando un canone annuo non fa un comitato nazionale. Per quanto posso vedere, l’IAA italiana non partecipa in qualsiasi Assemblea generale dal 2002, o di propria iniziativa comunicata con IAA. Ecco perché il comitato esecutivo della IAA sta valutando per darvi un avviso.

Distinti saluti,

Anders Lidén
IAA coordinatore per l’Europa (dal 2005)
Membro del comitato esecutivo della IAA

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2 Mr Anders Lidén, IAA Coordinator for Europe

Dear Mr. BrolloThank you for sending me your documentation.
I have studied your material and also the IAA archives back to 2005 and beyond. As a matter of fact, I was unaware of the existence of a National Committee representing Italy within the IAA/AIAP. Being a National Committee is a two way obligation. Having the support of IAA, and the connection to UNESCO to support your work nationally, you are supposed to work actively for the goals and aims of IAA. A National Committee is supposed to work for the social and economic benefit of the artists, and to be as representative as possible for the artists in the actual country. Arranging local exhibitions and paying a yearly fee does not make a National Committee. As far as I can see, the Italian IAA has not been participating in any General Assembly since 2002, or on its own initiative communicated with IAA. This is why the Executive Committee of IAA is now considering to give you a notice.

Yours Sincerely,
Anders Lidén
IAA Coordinator for Europe (since 2005)
Member of the Executive Committee of IAA

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3 Anders Lidén, IAA coordinatore per l’Europa

Caro Brollo
(testo ricevuto in lingua francese)

Due mesi fa, il comitato esecutivo di IAA si è  incontrato a Seoul. Nella Corea del sud, con una popolazione simile a quella dell’Italia, ci sono circa 30.000 artisti. Si sono incontrati in un’associazione nazionale. Pittori, scultori, disegnatori, incisori, ecc sono tutti organizzati e rappresentati nella stessa associazione nazionale. C’è un comitato del vertice, democraticamente eletto, con un Presidente, vice Presidente, segretari ecc. Nel mio paese, la Svezia, ci sono circa 3000 membri di KRO, l’organizzazione nazionale di artisti, con una Commissione IAA. La situazione è simile in Norvegia, Danimarca, Germania, ecc.

Ci piacerebbe vedere una simile organizzazione in Italia, un’organizzazione che rappresenta la stragrande maggioranza degli artisti nel vostro paese.

In Italia c’è ora un gruppo di artisti che ha l’ambizione di creare tale associazione. Si, caro Brollo, con la vostra esperienza, potrebbe giocare un ruolo in questo sforzo. Sarebbe auspicabile di incontrarvi con questo gruppo e che è membro dell’IAA.

Ci sono così tante cose da fare. Soprattutto l’introduzione e la difesa della nuova carta di identità IAA/AIAP, che dovrebbe consentire a ciascun ingresso gratuito al portatore a musei (in tutto il mondo!), bisogno imperativo, come pure i diritti di difesa degli artisti e il miglioramento della loro situazione economica e sociale.

Inutile sollevare la polvere del passato. Vi esorto a mettervi in contatto con Susanna Viale.

Con amicizia
Anders Lindén

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 4 Risposta di Boris Brollo

Egregio Lindén,

voglio abusare ancora della sua pazienza per rendere edotto l’intero Comitato Europeo sulla situazione italiana evidentemente travisata, e forse anche per causa nostra nel non averci voluto immischiare in beghe “locali” come quelle parigine fra la Maison des Artistes e il Comitato Nazionale Francese. Ciò che in parte si presenta oggi in Italia con il gruppo dei Torinesi. Evidentemente l’essere latini e non anglosassoni o coreani significa qualcosa.

Lei mi fa l’esempio della Corea che ha trentamila artisti tutti collegati ad un’unica associazione? Le rispondo con una domanda: perché quando hanno fatto la loro Biennale, iniziata dal mio conoscente Pierre Restany, hanno avuto una frequentazione di 2 milioni di visitatori quando Noi a Venezia, con la madre di tutte le Biennali che ha pure i padiglioni stranieri (95) di tutto il mondo, facciamo appena 350.000 (trecentocinquantamila) visitatori? Nonostante l’Italia abbia il 40% del patrimonio artistico e culturale del passato?

Forse bisogna partire da altri presupposti e cioè cosa significa essere “artista professionista” oggi nel Mondo. E se questo corrisponda ancora al fatto che basti praticare un’arte per essere professionista oppure in Paesi come i nostri, latini,  di grande tradizione artistica, questi sia un bisogno ancora di più specialistico e meno “popolare”, meno hobbista? Come si può coniugare l’operare di Daniel Buren con quello di Remy Aron o Anne Pourny, oppure quello di Kounellis, o di un Paladino, con Boris Brollo e la Susanna Viale?

Perché queste sono le vere domande cui va incontro un’associazione di artisti che nel suo complesso aspiri a rappresentare tutte le specialità. A meno che le categorie presenti non si riconoscano come in un sindacato. Ma in Italia esistono già 3 sindacati di diverso orientamento ideale che raccolgono tutti gli insegnanti delle scuole medie e superiori e delle Accademie di belle arti che, fra l’altro, non sono a tutt’oggi nemmeno parificate alle università, nonostante diverse battaglie sindacali. Ma non solo: chi è artista ed opera deve avere in Italia l’iscrizione per la partita iva come libero professionista, e questi lo è  a tutti gli effetti. Mentre gli insegnanti operano in un settore con copertura assicurativa che non è da artista professionista, ma da insegnante, e quando esercitano ( fra virgolette) la professione di artista lo fanno operando al di fuori delle leggi finanziarie. E allora? Quale battaglia va fatta  e per quale riconoscimento? Solo per avere una tessera che ti fa entrare ai Musei gratis? Vecchie leggi italiane, anche se un po’ desuete, riconoscono agli studenti ed ai professori delle Accademie la facoltà di accedere come “copisti” ai musei gratuitamente grazie ad un tesserino, che avevo anch’io quando ero studente. Ed inoltre ai professori in genere veniva fornita una tessera per accedere a diversi servizi fra cui l’accesso ai Musei.  Infine, da qualche mese,  una volta al mese, i musei statali sono aperti nella prima domenica gratuitamente. Con esclusione di quelli Comunali, Civici e/o privati. Ecco, questa potrebbe essere una battaglia da sostenere.

Infine, la informo che esistono ben altri 4 comitati aiap in Italia oltre al nostro: uno al Sud (Napoli), uno al Centro (Firenze) e due nel Veneto (Venezia e Padova), che raccolgono artisti di tutta Italia: della Lombardia e del Piemonte, della Toscana, della Campania, etc.. Il che conduce ad un’ottantina (80) di soci fondatori. Tutti creati negli anni ‘95/’97, ma solo il nostro ha resistito nelle attività artistiche.

Per parte nostra, ora,  stiamo operando con degli scultori per organizzare una Biennale di scultura a Padova con 55 artisti e 100 opere in una Villa Palladiana (ciò che lei definisce mostre locali);  e nel museo di Acri (Cosenza) con la Direzione del Museo stiamo collaborando ad una mostra di Yves Klein e dei suoi continuatori. E per il 2016 presenteremo alla Biennale di Architettura un nostro progetto per il quale ci stiamo organizzando per trovare dei fondi, quindi benvenuti nuovi amici . Come vede abbiamo il nostro bel da fare.

E appena posso vedrò di contattare questo gruppo di Susanna Viale al fine di coordinare delle cose assieme.

Boris Brollo