Critico d'arte – Curatore esterno museo MACA – Acri (Cs)

Critica – Vinicio MOMOLI

“IL DESIDERIO” NELLA SCULTURA DI VINICIO MOMOLI

Vinicio MOMOLI -  02A Contrappunto Project Toronto 2006 - Tecnica: cristallo dipinto - 46x138 cm L’aspetto ultimo del lavoro di Vinicio Momoli si muove fra astrazione e fisicità dei materiali. L’astrazione delle linee è legata alla razionalità di Momoli, al “raffreddamento” della sua componente immaginistica ed espressiva, quindi al bisogno di un controllo di dare una “scultura” in positivo quale risposta autentica della propria espressione artistica. Una necessità di misurarsi con il pensiero del reale non ancora perduto nel marasma attuale. Una ricerca di ordine interiore come risposta alla Legge dell’Uomo. Ricerca interiore che da sola geneticamente informa l’uomo e la sua coscienza. E’ pertanto un operare attento e scrupoloso il suo, lontano dall’occasionalità che tutto quello che si espone: è una scultura o meglio arte. Non c’è di peggio che dei seguaci cattivi per rovinare un’ottima intenzione quale quella duchampiana: la modestia e l’umiltà sono ancora: bisogno di rigore, nella categoria artistica. Momoli presenta queste qualità sopratutto nella scelta dei materiali; materiali che potrebbero sembrare “brutalisti” ad un primo sguardo, ma che ormai la tecnica lavorazione umana intrinsica nella loro formazione tecnologica ha reso compiuti; perfino capaci di strappare al nostro universo qualche carattere loro prorio: la bellezza, la decoratività, fino ad offrirsi quale doppio, come replicanti di un mondo umano, o piu’ in generale della natura organica, non naturata. Per cui l’uso di malte e reti in ferro accortamente levigati rimandano a pelli piu’ dure del mondo animale, cosi come l’uso di lamiere già industrialmente bucate e levigate rimandano a colorazioni bluastre che ricordano gli specchi delle pozzanghere vicine alle officine che hanno dentro gocce di iloi o petrolio. E questa similitudine all’organicità, benchè filtrata da una razionalità fredda, ci riporta ad un piacere erotico e materiale: il tatto. In queste sculture il tatto non va eluso come desiderio ed escluso come partecipazione; comunque sia nell’un caso come nell’altro, il desiderio e la partecipazione posso condurre allo sguardo e quindi alla sua sublimità erotica del voyerismo. Per questo credo che il lavoro di Momoli si stacchi e sia oltre la soglia del poverismo, come quella del design, rappresentare invece il desiderio e quindi legarsi alle reverie surrealista di una scultura alla “Sade”, da concepirsi cioè nell’atto che la si guarda.

Boris Brollo