Critico d'arte – Curatore esterno museo MACA – Acri (Cs)
  • Claudio Polles

Note critiche – Giuseppe BIGUZZI

Giuseppe BIGUZZI

2011 Giuseppe Biguzzi - Francesca C.La Voce – Rovigo, 18 febbraio 2007
La “personale” che comprende una ventina di opere e rimarrà aperta al pubblico sino al primo marzo

Biguzzi, la pittura nel segno di Freud
Il mal di vivere nei paesaggi e nei ritratti dell’artista che espone allo Studio Arte Mosè

Lauretta Vignaga

ROVIGO – Lo spazio espositivo è ridotto ma la proposta continua di artisti significativi nel panorama culturale contemporaneo hanno reso lo Studio Arte Mosè un solido punto di rifermineto per gli appassionati di pittura e non solo. Così è stato anche ieri pomeriggio in occasione della personale di Giuseppe Biguzzi, con il pittore stesso a presentare le sue opere.
Una ventina di quadri di dimensione medio grande, imperniati su due temi ricorrenti: ritratti femminili e il paesaggio. I primi, che nulla hanno da spartire con la iconografia classica, sono figure di donne sedute o accobacciate su sedie o sul pavimento; non sono belle; profili da “ragazze della porta accanto”, abbigliamento intimo, pose spesso provocanti o nudi sdraiati su stuoie. E il viso sempre volto di lato o verso il basso. All’abbandono del corpo a lasciarsi guardare, si abbina la totale differenza verso ciò che accade intorno; domina la negazione del sè interiore determinata dall’impossibilità di incontrare sguardi, di leggere espressioni.
E tuttavia quei corpi, delineati da una sottile linea nera, sono di una bellezza autentica; creati con tutta la tavolozza dei colori, sfumati da un pallido grigio e violetto che danno l’illusione della vita che pulpita. Nudi che non esaltano il desiderio; piuttosto l’abbandono di un lasciarsi andare seguendo il fiume dell’esistenza.
“Richiami freudiani” – come conferma lo stesso Giuseppe Biguzzi. Ripresi alla grade nel paesaggio – aggiungiamo noi – sempre lo stesso in tutti i quadri; fatto di erba grazza tracciata con pennellate larghe in vari toni di verde; incorniciata da alberi alti, sempre viola tra cui, in fondo, all’orizzonte, filtra la luce di un tramonto viola chiaro.
In mezzo, tra erba e piante, la figura di un bambino smarrito, a volte con un pupazzo fra le braccia; e ancora tonalità blu e viola.
“Le donne che dipingo – precisa Biguzzi – sono colte in pensosa intimità, sono riflessioni dell’incertezza che ci domina, create dalla luce “portata”, la luce che io stesso creo per dare alla scena quella particolare sospensione temporare. I quadri verticali di paesaggio sono simboli delle paure che agitano il mondo dell’infanzia; traumi non superati che riaffiorano in età adulta, che continuano a condizionare le nostre sclete”. “Non è un pessimismo esasperato ma la tristezza cronica di un male di vivere che non trova consolazione”.
Cittadino di san Donà di Piave, Venezia, Giuseppe Biguzzi, diciassettenne, si è dedicato alla scultura frequentando un istituto d’arte; a trent’anni il passaggio all’acquerello e china. Nel 2003 le prime prove con i colori ad olio. Tra i suoi merstri El Greco e i rappresentanti del Secessionismo viennere. Nel 2005 il primo rinconoscimento importante: il I premio nel concorso regionale “Renato Marinato” a Porto Marghera. La sua indagina su tecniche, temi e soggetti è, però, solo all’inizio. La mostra resterà aperta fino al primo marzo con orario 16.30 – 19.30 tutti i giorni feriali.