Critico d'arte – Curatore esterno museo MACA – Acri (Cs)
  • Claudio Polles

2013 – Da “L’Energia del colore” di Ferdinando Molteni

Può il colore essere rivoluzionario? Può l’energia che ne scaturisce – come sottolineato dal titolo della bella mostra di Bruno Gorgone – costituire un motore esistenziale, una spinta al fare, al godere, al vivere insomma. Credo di sì, e le opere del Maestro sono qui a testimoniarlo.
Conosco Gorgone da molti anni. Amo la sua pittura e il rigore della sua ricerca. Mi piace essere circondato dalla sue opere. Ovviamente mi sono chiesto come mai mi piaccia tanto la sua arte. Credo che la risposta sia nascosta nell’assunto: perché c’è, nella sua pittura, un’insopprimibile energia e una forza rivoluzionaria. Mi spiego.
La pittura di Gorgone è ben inscritta nell’alveo del tardo Novecento italiano ed europeo e affonda le radici in esperienze storicizzate. Qualcuno, autorevolmente, ha accostato l’approccio di Gorgone al Futurismo. Anche in questo caso, credo, suggestionato dall’uso del colore. E’ una pittura personale – frutto di uno scavo semantico che ha prodotto un vero e proprio codice, rintracciabile in tutte le opere del Maestro – ma anche legata in mille rivoli alle esperienze precedenti. Eppure rivoluzionaria proprio per l’utilizzo coraggioso e persino sfacciato del colore.
Gorgone è poeta del colore, dunque, e il suo codice interiore è fatto di segni – quelli che traccia sulla tela – ma anche di sapiente scelta cromatica. Gorgone sembra lanciare, attraverso il suo lavoro, un’esortazione a tutti noi: cercate il colore, date colore alle vostre esistenze, rintracciate il colore dentro di voi e tiratelo fuori.
La società contemporanea utilizza poco il colore. Trovare un’automobile rossa o gialla è una rarità. Una donna vestita di colori vivaci fa girare per strada. Un uomo abbigliato di rosso e giallo sembrerebbe talmente incongruo da apparire bizzarro. E dunque non significativo. Ho fatto esempi tratti dalla cultura delle merci, ma l’assenza di colore nella vita di tutti i giorni credo sia facilmente dimostrabile.
Ebbene, Gorgone ha deciso che quei colori che non ci sono ce li mette lui. E che l’energia che scaturisce, naturale, dal colore, verrà fuori dalle sue opere.
I dipinti di Gorgone sono un toccasana per l’anima. Per me sono persino taumaturgici. Uno sguardo ad un dipinto di Gorgone è come lo sguardo rivolto all’abbacinante sole del tramonto, o al cielo terso di primavera. Una boccata d’aria fresca, in definitiva.
Non vorrei con questo ridurre tutto il percorso artistico di Gorgone ad un’analisi della sua piacevolezza, che pure esiste. Vorrei tuttavia e al termine sottolineare come l’uso del colore (unito al codice di segni a cui si è accennato) rappresenti la cifra di uno straordinario e coraggioso artista. E, in definitiva, il suo messaggio più profondo.

Ferdinando Molteni