Critico d'arte – Curatore esterno museo MACA – Acri (Cs)

Note critiche – Bruno GORGONE

 

Bruno Gorgone: Note critiche

Dal testo “Gorgone, la storia come pattern” di Vittorio Sgarbi

Bruno GORGONE

Non è troppo complicato, per uno storico dell’arte, risalire a un coerente percorso genealogico che conduca all’arte di Bruno Gorgone, attestatasi negli ultimi tempi attorno a valori espressivi ben consolidati e, probabilmente, destinati a conoscere un periodo di duratura prosecuzione. Credo sia cosa utile, e non solo un’esercitazione filologica da addetti ai lavori, provare a riprendere le linee di massima di questo percorso, per capire più dal di dentro il contesto complessivo entro cui si è mosso e continua a muoversi Gorgone, e quindi poterlo valutare secondo una dimensione critica che risulti quanto più appropriata alla sua arte.

Gorgone è architetto di formazione, il suo approccio all’arte è fortemente condizionato dalla progettualità, ovvero dalla possibilità di adottare e applicare un metodo compositivo che possa essere applicato a più riprese, modificando gli esiti formali conseguibili attraverso il ricorso a varianti. In ciò consiste, primariamente, l’arte di Gorgone, in questa sua dimensione non strettamente concettuale, ma legata comunque alla supremazia dell’idea, dell’elaborazione mentale, e in secondo luogo alla predisposizione del meccanismo pratico che permette di concretizzarla in un fatto artistico pienamente compiuto, rendendola dal punto di vista formale un universo autonomo e del tutto autosufficiente, senza nulla che possa alludere a qualcosa che si sembri intentato o non sviluppato.

La messa in pratica è per Gorgone esperienza di fondamentale importanza, vitale e vitalistica, come se le sue forme e i suoi colori, accostati in texture infinite, fossero delle concrétions naturelles, parafrasando una nota espressione di Arp, diretta emanazione dello spirito della natura che deve passare necessariamente per la mente dell’artista, ma anche attraverso la sua mano, e le sensazioni che questo passaggio determina. L’atto pittorico è per Gorgone ancora emozione, contatto con la materia, intimo piacere creativo che si alimenta da sé stesso, mutevole come la mutevolezza delle varianti espressive sperimentate .

Roma, 2007

Vittorio Sgarbi

Dal testo “I giardini delle delizie e i semi della luce” di Gabriele Simongini

Bruno GORGONE

Bruno Gorgone è un artista che sa contemplare e quindi è un artista tipicamente italiano. Per lui lo spazio e il tempo sacro del guardare rivelano misteri sorgivi,mitici e archetipi,soprattutto quelli relativi alla “natura naturans”,nel perpetuo divenire della sua ripetizione variata.

All’avvio degli anni Novanta (in quadri come “Le azzurre tracce del vento”,del 1991,oppure in “Naturale fluttuante”,del 1993) una sorta di repentina scossa elettrica ha scompaginato i quieti ritmi precedenti per dare spazio ad una corrente dinamica che ora,nelle opere più recenti,si visualizza soprattutto tramite i contrasti simultanei dei colori,sonori e festanti,perentori e poetici al tempo stesso nei loro accostamenti audaci ed eleganti:ne danno felice testimonianza opere come “Speculare (1)” e “Speculare (2)”,del 2004.Affiorano sulla superficie forme curvilinee che rimandano chiaramente all’idea primigenia della “Magna Mater”,ad una femminilità accogliente,feconda e sensuale,evocata anche dalla carnalità dei rosa così magistralmente usati dall’artista. In tal modo Gorgone è approdato da alcuni anni ad una dimensione mitopoietica e universale,ben al di là di quel sia pur sfumato determinismo catalogatorio che innervava le sue opere d’avvio. Come un giardiniere della pittura Bruno coltiva con grande cura la crescita dei segni,delle forme e dei colori,facendoli fiorire con tutte le loro fragranze. I suoi pensieri sensuali,trasformatisi in immagini,ora tendono all’infinito.

Eppure era evidente sin dagli inzi del suo itinerario creativo che a Bruno non interessava alcun aspetto meramente descrittivo o narrativo,né tanto meno banalmente rappresentativo. Simile ad uno scienziato dell’anima (del resto,fatte le debite proporzioni, Balla, Kandinsky o Mondrian non furono tali?) Gorgone fin da allora aspirava ad una corrispondenza speculare fra i propri moti interiori e i sommovimenti della natura,vista nel suo farsi,nel suo divenire formativo e nella sua crescita biologica.

Da vero artista italiano quale è, dietro ogni suo gesto e ogni sua pennellata c’è sempre una forte coscienza storica della forma che di per sé è classica,nel senso sottolineato da un maestro del nostro astrattismo come Alberto Magnelli: “L’arte italiana nella maggior parte è essenzialmente “classica”…Questo classicismo può essere della più grande drammaticità,pur restando di una chiarezza completa e senza dover ricorrere a definizioni che non sono affatto del nostro spirito,generalmente così chiaro,così luminoso. Sono anch’io mediterraneo,ma con la porta sempre aperta verso il futuro”.

Gorgone è un osservatore curioso ed attento,sensibile anche alle spregiudicate malie cromatiche della contemporaneità pubblicitaria o rispecchiata dalla moda. Parecchi accostamenti di colori,nel loro azzardo,vengono proprio da queste realtà (si pensi ad un’opera come “Mitocromia 1”,del 2001),ma quasi sempre sono “corretti” dalla riflessione di Bruno sulle sperimentazioni dei maggiori coloristi del ‘900. Vengono così purificati dal virus del cattivo gusto che infesta la nostra società.

Metodico e paziente, il nostro artista è giunto a distillare le esperienze simboliche della vita contemporanea alla luce di immemorabili presenze mitiche e di una lunga oltre che fiera difesa della pittura come imperitura unione di homo faber e homo ludens.

Il suo “nido” creativo certo si colloca su uno degli innumerevoli rami di quell’immenso albero che è l’astrattismo,laboratorio aperto sulla forma e fondato sulla compresenza delle differenze. Un albero da cui anche oggi,quasi furtivamente,traggono frutti saporiti la stessa comunicazione pubblicitaria,la moda e soprattutto l’architettura più innovativa,quella fatta di superfici continue e ormai disarticolate dai canoni rinascimentali di derivazione classica. Ed è -contrariamente a quanto ancora oggi molti pensano- un albero ben radicato sulla terra,perché capace di proporre la realtà e la verità del colore e della luce come matrici di un ambiente propizio alla vita contemporanea.

Ecco,per certi versi Bruno Gorgone propone i suoi personali giardini delle delizie per il terzo millennio,sospesi fra echi primigeni e tensioni verso la virtualità ma intenti anche a non farci dimenticare i tragici contrasti della nostra epoca. In tal senso egli sembra tendere ad una visualizzazione del mito concepito secondo il punto di vista di Claude Lévi-Strauss: “il pensiero mitico procede dalla presa di coscienza di talune opposizioni e tende alla loro mediazione progressiva: o meglio,l’oggetto del mito è fornire un modello logico per risolvere una contraddizione”.

Roma, 2004