Critico d'arte – Curatore esterno museo MACA – Acri (Cs)

mostre

Set 17 – Gillo Dorfles & Co

dorflesNon si sa se con la mostra V.I.T.R.I.O.L. (una figura ricavata dall’acronimo Visita InterioreTerrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem* che ci accompagna in un viaggio misterioso, secondo la tradizione alchemica, all’interno di ciascuno di Noi) tenutasi alla Triennale di Milano nel febbraio 2017, Gillo Dorfles, “mostro sacro” della nostra cultura artistico/estetica, abbia concluso il suo ciclo produttivo in quanto come diceva un altro “mostro sacro” della cultura underground con le mani nella letteratura e nella pittura americana: William Burroughs, ogni libro è un capitolo di un libro più grande che è la vita. Pertanto lo stesso Dorfles che si identifica nella sua figura inconscia di ritratto/autoritratto terminerà la sua produzione con lo spegnersi della sua vita già lunga per i suoi 107 anni compiuti?

In questa mostra Ai Molini, organizzata con l’Associazione Giovani Pittori Spilimberghesi, possiamo vedere in una sala a lui dedicata, una trentina di suoi ritratti/autoritratti disegnati e/o acquarellati in questo ventennio.

Accanto in un’altra sala della galleria civica si potranno vedere un altro gruppo di opere fatte a più mani con il pittore Cesare Serafino di cui Dorfles riporta un lusinghiero giudizio nel suo ultimo libro “Gli Artisti che ho conosciuto” (edito da Skira,a cura di Luigi Sansone,2015) dedicato agli artisti conosciuti nella sua lunga vita. Assieme a dei lavori fatti con i bambini di una scuola primaria la P.P.Pasolini di Pordenone nel 2015. Ed ecco spiegato il perchè del titolo: Gillo Dorfles & Co..

Una mostra curiosa di un protagonista della nostra cultura a cui è stata dedicata una mostra antologica al Macro di Roma Essere nel tempo ( novembre 2015/marzo 2016) ordinata dal prof. Achille Bonito Oliva che teneva conto della sua complessa personalità di critico, estetologo ed artista fondatore del M.A.C. negli anni Quaranta, e grande rappresentante della cultura artistica internazionale con la sua teoria del Kitsch.

La mostra sarà presentata dal curatore Boris Brollo Venerdi 8 Settembre alle ore 18.00

- Seguirà una testimonianza del pittore Cesare Serafino su Gillo Dorfles e le loro pitture a quattro mani, e sulla collaborazione con i bambini della scuola primaria P.P. Pasolini di Pordenone.

- Infine si terrà una lettura di poesie di G. Dorfles tratte dal libro Poesie 1941/1952, editore Campanotto (UD).

Voce narrante Anna Maria Poggioli, Presidente Commissione Pari Opportunità FVG.

Musiche di Andrea del Favero, Direttore artistico Folkest, Spilimbergo.

Visita alla mostra & Vin d’Honneur

La mostra resterà aperta dall’8 sett. al 29 ottobre 2017- Orari info: 0421/277230

Apr 17 – About Noise

170420_aboutnoiseL’Amministrazione Comunale di Portogruaro, in collaborazione con l’Associazione Aiap, nel 70° anno dalla morte del futurista portogruarese Luigi Russolo, renderà omaggio alla sua arte con una serie di manifestazioni che porteranno all’inaugurazione della mostra “ABOUT NOISE/ATTORNO AL RUMORE, tributo a Luigi Russolo”.

Fondatore del Futurismo con Carrà, Severini, Balla, Boccioni e Marinetti, Russolo seguì la sua inclinazione più familiare, quella musicale, e si ritagliò, con il Manifesto dell’Arte dei Rumori del 1913, una riconosciuta fama mondiale.

La mostra, partendo da presupposti futuristici, arriva ai giorni nostri in uno sviluppo sinergico fra nuove e vecchie tecnologie del suono-rumore. Farà parte del percorso la “collezione” di proprietà comunale composta da opere fondamentali della produzione artistica di Russolo.

L’esposizione, che si terrà presso la Galleria Comunale di Arte Contemporanea Ai Molini dal 22 Aprile al 18 Giugno 2017, sarà inaugurata sabato 22 Aprile alle ore 18.30.

La mostra è ideata da Boris Brollo. Sarà preceduta da una serie di incontri che costituiranno parte integrante dell’esposizione e racconteranno la figura di Luigi Russolo e la sua contemporaneità anche grazie a performance musico/sonore di ospiti speciali come da programma che segue:

Giovedì 20 aprile – Sala Consiliare del Palazzo Municipale, ore 18.15  

IL PIACERE DELLA SCOPERTA

Incontro con il prof. Alessio Alessandrini sulla mostra per Luigi Russolo in Portogruaro nel 1985.

A seguire il maestro Vanni Tiozzo parlerà del restauro alla tela “Linee-forza della Folgore” con proiezione video del restauro.

Venerdì 21 aprile – Sala Consiliare del Palazzo Municipale, ore 18.15  

SIBILARONZASCOPPIA

Incontro con la dottoressa Cristina Stefani, curatrice del Museo Civico d’Arte di Modena, sulla serata futurista di Luigi Russolo tenutasi a Modena il 2 Giugno 1913 con proiezione video.

A seguire l’artista Andrea Rossi Andrea Ground Plane Antenna terrà la performance musicale All’E-QRA DI LUIGI RUSSOLO.

Sabato 22 aprile – Sala Consiliare del Palazzo Municipale, ore 18.15

Presentazione della mostra ABOUT NOISE (ATTORNO AL RUMORE) a cura di Boris Brollo. Seguirà la performance musicale del duo artistico Mat&AleCo°: RUMORI ATONALI PER PIANOFORTE e GONG.

A seguire inaugurazione della mostra presso la Galleria Comunale di Arte Contemporanea Ai Molini

Mercoledì 17 maggio - Galleria Comunale di Arte Contemporanea Ai Molini, ore 18.30

MUSICA SENZA MUSICA

L’artista tedesca Mary Bauermeister terrà una performance con uno strumento musicale da lei inventato ai tempi della sua collaborazione artistica con il compositore Karlheinz Stockhausen.

CATALOGO DISPONIBILE

INVITO CON PROGRAMMA IN PDF

Lug 16 – Nulla Nasce dal Nulla – Silvano Tessarollo

Non sono il burattino del Cielo

Non sono il burattino del Cielo- Silvano Tessarollo

Il titolo “Nulla Nasce dal Nulla” della mostra di Silvano Tessarollo alla Galleria di Michela Rizzo in Venezia è un po’ stretto se calzato come fa Andrea Lerda legandolo al De Rerum Natura di Lucrezio. E’ un po’ come mettere ad un dente la camicia nuova lasciandone sotto le originarie radici. Certo la Laicità, certo la fisicità epicurea, certo la divisione fra spirito e materia. Tutto questo però in un mondo pagano e panteista che solo dopo l’avvenuta di Cristo vedrà la gnosi orientale creare dal nulla e dall’abbandono di Dio il pensiero di un vuoto riempito dal pensiero della perdita dell’abbandono. Prima c’era sì il Creatore/artista, ma poi c’è l’uomo esistenziale conscio del suo fallire e quindi dell’anima, o della spiritualità perduta. Ed è qui che vorrei inserire la presenza di Silvano Tessarolo che si fa opera nel suo “Non sono il burattino del cielo” che è una maschera legata ad un ciuffo di foglie di pannocchia su di una canna “cargana” ( vernacolo) per distinguerla dalla canna di bambù. Questo totem, in puro stile Navajo ( che significa : Campo coltivato in un piccolo corso d’acqua) ne dà l’idea sciamanica che a mio modesto parere investe tutta l’opera di Tessarollo. Evvero sì che nel suo cammino costui è passato dalle Bambole di cera ai luttuosi presagi di fragilità di porzioni di Natura, ma sotterraneo corre il fiume sciamanico di verifica della natura in cui egli vive. E in cui egli insiste nel guardarla da vicino senza intenti medianici se non quello di indicarcela, nei suoi terreni screpolati o nelle sue funzioni di mutamento creati nelle pozze, pozzanghere (Pocia) al fine di verificarne l’attendibilità del divenire, o della insensatezza di Terra matrigna. Egli guarda a questo mondo terreno cercandone l’inferno al fine di renderne la spiritualità della materia che viene trasmutata per mezzo di un’alchimia di semplice accostamento fra elementi naturali, acqua, terra, semi di erbe o arbusti lasciati crescere per scoprirne gli effetti naturali o disturbanti.

In fondo la terra produce sia gramigna che fiori, e come tante piante la gramigna tiene più stretta la terra che non le belle piante floreali. Ed egli conscio com’è che non può sostituirsi al Creatore acquisisce una maschera da “burattinaio” per agire impunemente sotto il cielo cercando con la terra di esorcizzare l’altro detto maledetto: “Sei polvere e ritornerai nella polvere”. Quale alchimista/sciamano Tessarollo cerca di mutare la terra in vita, soffiandola, scavandola, re-impastandola con altro, nel tentativo di darle vita come nella leggenda del Golem. E qui come vediamo abbiamo superato Lucrezio per trovare ciò di cui egli stesso subiva il fascino della mancanza, e cioè l’anima: la vita. Così il Golem, così il Frankenstein, così l’assurdo di questa meravigliosa terra con i suoi frutti descritta e catalogata nel padiglione olandese della Biennale d’Arte del 2015 da Herman De Vries con una zampata, presente il suo Burned III , inserisce e rafforza la mostra di Silvano Tessarollo con dei tronchi bruciati, semi carbonizzati, che ricordano un tempo in cui nel loro ardore c’era scritto: “Io sono colui che è”, ora spenti e neri giacciono a terra. E lo sciamano Tessarollo canta girando intorno a Noi accecandoci col fumo del suo funambolismo intessuto ad arte.

 Boris Brollo

Ago 15 – Expo “ARTE & FOOD”

A cura di GERMANO CELANT. Riti di passaggio, percorsi di gola di tutto molto occidentale. Alla Triennale di Milano nell’ambito di Expo 2015.

Logo Expo 2015Mostra bella ed impeccabile alla maniera di Germano Celant.

Si parte dal 1850 con i vari riti di passaggio da una cucina all’altra per stile sia quella da campo messa in scena in ambito militare, che quella salottiera della neo borghesia ottocentesca con quadri impressionisti  (Monet, i covoni) alle pareti. Nature morte bellissime come quelle di Segantini o dei vari futuristi come Rosai, Soffici, Severini etc.Per poi passare all’ispirazione tirolese/futurista di Depero sino alle case prefabbricate degli anni Sessanta. Mono abitazioni con carattere di sopravvivenza, ma alcune arredate con gusto viste le ceramiche picassiane, o le scatole warholiane di Pomatos messe lì dentro.

Fuori percorso, dei bar/caffè stilizzati alla Van Dongen, o alla Mondrian  fanno vetrina a sé per amanti dei cerchi o delle righe che vogliono sottoporsi al disturbo della vista.

Ma è nella seconda parte della mostra che riguarda la seconda metà del Novecento che la cosa si fa grossa. Qui troviamo la bellissima stanza di Claes Oldenburg  & Coosje van Bruggen  “scoppiata” dove i frantumi sono fermi nell’aria e fanno pendant con l’opera di Boccioni futurista Bottiglia nello Spazio che si trova all’inizio del percorso. O ancora il pesce/ristorante e ristoratore (The GFT Fisch) di Frank O. Gehry che si muove come scultura di fronte all’ Igloo di panetti di Mario Merz. O della baracca dal buon profumo di pane di  Urs Fischer. Il ristorante di Daniel Spoerri, prima attore, poi, cuoco, poi artista Fluxus, diretto da lui stesso in Francia negli anni Sessanta..

Un altro percorso quello del cibo in scatola o del cibo surrealista con le baghette di Man Ray, o le uova di Piero Manzoni, su fino al contributo poverista del Pane Alfabeto di Giuseppe Penone, o ancora alla scultura di blocchi di Cioccolato contenente i Nanetti da giardino. Il tutto in un blocco profumato.

Expo 2015 - Arte & Food - Denis Oppenheim O continuando: gli strumenti!  dalle bici con vasi per portare il latte, ai contenitori scultura dello stesso  Subodh Gupta. Ma pure le foto di bistecche “sensuali” a suo dire di Marc Quinn, o le foto enormi e bellissime di Cindy Sherman  che non si capisce se sono foto di resti anatomici o di avanzi di cucina in pretto stile CSI: N.Y. Ironico il meta scultore Denis Oppenheim con il suo gruppo di campeggiatori  nei sacchi a pelo attorno al fuoco che altro non sono che dei Wurstel a grandezza umana. Decine di scatole di cibo o bevande alla maniera di McDonald’s, della Coca Cola, della Sojuz di cui oltre al cibo sotto vuoto degli astronauti si può vedere la navicella spaziale stessa. Le imperdibili Campbell Soup di Andy Warhol, e poi caffettiere, porta piatti, piatti, tazze e tazzine insomma tutti gli strumenti per la cucina e per i nostri desideri corporali e di gola sino all’immaginario grazie alla pubblicità di tutte le marche come le rigonfiabili mucchette Carolina, o i baffoni da caffe del Paulista, fino al pulcino nero  Calimero.

Una ottima mostra che però non aggiunge nulla di nuovo al già conosciuto dell’Arte e quindi tiene conto delle grandi masse che dovrebbero vedere sia la mostra che l’Expo avendone la possibilità grazie al medesimo biglietto di entrata. Ciò che mi pare sia mancato , mentre nella manifestazione dell’ Expo c’era,  è la presenza del cibo orientale ed africano.  Pertanto la mostra mi è sembrata molto americana, statunitense ed eurocentrica con poca Africa e altri continenti e quindi mossa in una ottica eminentemente Occidentale. A meno che non si consideri la presenza di Ynka Shonibare, di Subodh Gupta e di Cai Guo Qiang esaustiva e rappresentativa di tali  caratteri.

Boris Brollo

Expo 2015 - Arte & Food

 

Mag 14 “SOLO PER I TUOI OCCHI”

140530_drefiussUna collezione privata dal Manierismo al Surrealismo alla Guggenheim di Venezia fino al 31 Agosto 2014

Finalmente una mostra nuova e curiosa, sulla scia della mostra della Biennale di Venezia, dove s’incrociano e attraversano diversi periodi storici, con manifatture artificiali che producono conoscenza, curiosità, spiritualità e mistero, come nelle più classiche Wunderkammer.

Solo per i Tuoi Occhi”, curata da Andreas Beyer e ricavata dalla collezione privata di di Basilea, vive in maniera splendida dentro un allestimento ad hoc, fra stanze dipinte appositamente in rosso e arancione, alla Peggy Guggenheim di Venezia, ricevendone un valore aggiunto.

Un flash ricordo: il Fuck You di Not Vital del ’92: una testa di cervo con corna e le lettere del titolo quali punte delle corna eseguite in bronzo e sotto, montato a rovescio sulla parete, un ramo di pino, sempre in bronzo, che sembra vero per la sua patina verde di Rolf Shacs dal titolo Con i piedi per terra, il tutto su un fondo arancio da sembrare un’unica opera invece che due, e la forza del Fuck You si stempera nel corto circuito delle corna di cervo in una foresta verde di pini che viene alla mente transitando per altre metafore.

 

Mag 14 LA PITTURA INGLESE VERSO LA MODERNITA’

Da Canaletto (Hogart, Fussli, Wilson, Wright, Derby, Reynolds, Gainsboroug, Constable) a Turner
A Palazzo Sciarra a Roma angolo via Del Corso

Divenuta nel corso del Settecento una vera e propria potenza internazionale, protagonista della Rivoluzione Industriale e dell’egemonia delle rotte marine, l’Inghilterra si pose per la prima volta il problema della nascita di una propria scuola artistica.
Lo sviluppo economico di cui fu protagonista la Gran Bretagna, permetterà la nascita di un vero e proprio mondo nuovo di figure professionali, industriali e mercanti, scienziati e filosofi, che troveranno nelle arti visive un significativo supporto all’affermazione del nuovo status, divenendo così mecenati di questi maestri che nell’arco del secolo contribuiranno alla definizione di una scuola nazionale.
All’inizio fu il gusto italiano ad essere preminente. Il vedutismo del Canaletto ebbe un tale successo, sui partecipanti al Gran Tour italiano, che lo stesso pittore veneziano si spostò a Londra e lì fece la sua fortuna per quasi nove anni.
Accanto a lui sorsero diversi autori inglesi vedutisti.
Il paesaggio era relativamente giovane come soggetto. Si vedeva sempre all’interno di altri quadri e figure, ma mai solo quale soggetto unico. Cominciò in Olanda, sembra con la veduta di Delft di Vermeer, l’avventura del paesaggismo, di cui il Guardi, il Ricci, lo Zeiss e il Canaletto, nella Venezia del Settecento, con i loro Capricci & Vedute, fecero la fortuna e diffusero all’estero, poi seguiti dagli artisti locali.
Un altro elemento importante nello sviluppo della pittura di paesaggio, dovuto proprio alla rivoluzione industriale, fu la scoperta tecnica dell’acquarello concepito in pastiglie dentro una scatola che poteva essere trasportata facilmente e con un po’ d’acqua si potevano stendere le linee e le figure di un chiaro scuro dentro un foglio di carta, altresì facile da usare e trasportare. Questo permise un’estensione generale dell’uso da parte di quasi tutti gli artisti che potevano schizzare le loro vedute, salvo poi riprenderle a olio in studio. Anche lo sviluppo della Conversation Piece (quadro di conversazione) ebbe enorme diffusione e fu propedeutico alla realizzazione del paesaggio in conciliazione dello stesso con l’umano.

 

Giu 13 NOISE: DEL RUMORE, OVVERO DEL SUONO

L’evento collaterale alla 55° Biennale Internazionale d’Arte di Venezia: Noise/Rumore vede la presenza di un gruppo di artisti (Anne-James Chaton, Pascal Dombis, Piero Gilardi, LAB(au), Joseph Nechvatal, Carsten Nicolai, Roberto Pugliese, Franco Quarta Colosso, Pablo Rasgado, Andrea Rossi Andrea) che partono dal concetto di “rumore” posto in nuce nell’Arte dei Rumori di Luigi Russolo, il futurista, per arrivare alla distorsione del suono ed alla sua ricomposizione all’interno del contesto sociale. Un escursus sulla musica partendo dallo scimmione di Kubrik ci fa capire che la rottura del silenzio crea un rumore cosciente per la prima volta che dapprima si aprirà alla musica come struttura per svincolarsi, poi, sempre più autonomamente verso un suono/rumore indefinito che glissa fra il forte e il piano. Ma la distorsione apre diverse porte come fra immagine ed immagine, fra immagine e suono, fra immagine e vita, fra immagine e arte tutto con un sottofondo rumoroso dato anche dalla tecnologia moderna. Mentre scrivo il computer emette il suo frzzzzzzzzzzzzzzz.  La mostra è in Campo San Cassian (zona Pescheria)  per andare a Cà Corner alla Fondazione Prada.

Durerà sino a Ottobre con orari 10-18. Chiuso Lunedi.